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| XXIII DOMENICA del TEMPO ORDINARIO |
| 05/09/2010 |
| Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14, 25-33) |
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Dal vangelo secondo Luca.
In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace.
Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo» .
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Commento di don Mario Colavita
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“Ci resta il Vangelo. E’ poco, probabilmente, ma non abbiamo altro, [un uomo, anzi un prete] riprende per caso tra le mani i Vangeli, e via via che li rilegge s’accorge con stupore d’essere vissuto finora d’una vocazione imperfetta, accontentandosi dei soli sedimenti della grazia, perché ha dimenticato, a furia di leggerli poco e male , che l’infinita lontananza di Dio si fa in essi, attraverso il Cristo, infinita vicinanza”.
Sono parole che pesano come un macigno per quanto sono vicine alla realtà di tanti cristiani poco cristiani.
Le ho rilette con passione dentro di me scoprendovi icone diverse di molti cristiani di oggi. A scriverle nel lontano 1975 l’abruzzese Mario Pomilio che, con il suo romanzo, il quinto evangelio, si aggiudicò molti premi letterali.
E’ triste notare che oggi molti non sappiano leggere il vangelo, non abbiamo desiderio di conoscere il Cristo che solo lì si fa infinita vicinanza. S.Girolamo di Stridone ci ricorda che ignorare le sacre scritture è ignorare Cristo.
E’ spaventoso constatare con quanta facilità ci si distacchi dal vangelo. Oramai quasi tutti i rappresentanti dello “spettro” sociale disconoscono il contenuto del vangelo. Allo sconcerto però, la speranza, descritta dal nostro Pomilio, di riprendere anche per caso in mano il Libro di Cristo e scorgervi la meravigliosa storia di Dio che vuole che ogni uomo torni al paradiso perduto.
Gesù ci invita continuamente a frequentarlo ad essergli fedeli, amici. Chi vuol andare appresso a Gesù? Con la bocca tutti siamo capaci di dire si, ma con la vita sono pochi. Il discorso di Gesù è molto duro, egli esige da noi un sur-plus di impegno per arrivare alla grandezza del Regno di Dio, ci invita ad odiare il padre, la madre i fratelli, possibile? L’odio di cui si parla oggi nel vangelo equivale ad un amare meno, prosporre, mettere dopo. Sì, siamo chiamati a mettere in avanti Cristo e poi i nostri affetti! Questo odio (amare meno) è condizione necessaria per portare la croce e calcolare le spese della nostra vita di fede.
Nel vangelo Luca ci mette dinanzi due figure: quella del costruttore di una torre e quella del re, ambedue sono chiamate a calcolare, misurare con attenzione, i loro passi. Calcolare significa far entrare dentro la propria vita il vangelo di Gesù, renderlo tutt’uno con le scelte giornaliere.
L’invito del Cristo si conclude con la rinuncia ai beni terreni. L’ansia di accumulare beni, ricchezza e potere è il grande nemico della fede cristiana.
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